Viaggia insieme a me · Fabio Pinna

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Informazioni su Viaggia insieme a me

Editore: Amazon Media EU S.à r.l.
Collana: Poesia
Anno edizione:  2016
Pagine: 241,
Formato: Kindle
ASIN: B016F52F2E

Dalla prefazione…

“L’universo che la meteora Fabio Pinna sta attraversando (e che i telescopi della critica letteraria – ci auguriamo e prevediamo – seguiranno con interesse per decenni) non può ritenersi fantastico e neppure soprannaturale – anche se qualcuno ci fa l’appello alle stelle (L’appello alle stelle) – ma, in esso, ogni oggetto viene poeticizzato, ossia strappato all’avvilente banalità di questo tempo che nulla possiede di epico. Il suo cosmo, insomma, potrebbe somigliare davvero ad una confettura d’infinito. (Sbagliami).

In molte poesie di Viaggia insieme a me ci si imbatte in aforismi, similitudini, iterazioni, giochi di parole, ossimori estremi, simbolismi nascosti in nascoste pseudo-allegorie; tutti elementi di una poetica astutamente congegnata, ma volutamente incastonati in scenografie studiate per burlarsi di ogni insipida mediocrità..”.

(Pietro Guarnotta, poeta)

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Poesie

viaggia insieme a me
   

Fin dai componimenti d’apertura di Viaggia insieme a me si avverte, gradevole, la sensazione di trovarsi a contatto con un poeta che non smetterà mai di sperimentare-sperimentarsi, tanto nella lingua quanto nel dettato profondo; un poeta che ama divertirsi a vedere giocare il bambino che c’è in lui, anche coi balocchi più pericolosi delle contingenze che egli stesso gli pone innanzi, delle straordinarietà in cui lo immerge per insegnargli a nuotare fra le tempeste che lui, adulto, ha già provato o, semplicemente, per farlo guazzare nella pozza di fantasticheria (Giugno con te) che apposta per lui ha apparecchiato. A conferma confessa: Mi basta tornare a essere il bambino / … / buffo e imbranato / che divento ai tuoi occhi. (Senza parole).

Un po’ musicista e un po’ commediante, egli presta più attenzione a certe sonorità e a taluni gesti istrionici che non alle piatte quotidianità cui la gente comune è avvezza fino alla nausea. Così, abbarbicati sul pentagramma inesistente del suo taccuino, accompagnate da chitarra e voce (Ridi?), danzano strane note, apparentemente stonate ma armoniosissime: Dormirti fino a svegliarci. / Mentre duri. / Ti posso. / Di sempre. (Avvicinati, potrò dire che sei stata, una volta, a un passo da me). E se non soccorre la logica, cioè quella ferrea gabbia da cui il Nostro vuole fuggire, aiuta il senso recondito della parola isolata, del sintagma purificato dallo stesso fuoco che ha incendiato la grammatica e le sue inutili regole, per generare – con l’occulta violenza della sua passione – ironici fantasmi linguistici, a lasciar penetrare il lettore nel suo spartito folle (La musica sei tu).

Attraverso i suoi strumenti si manifesta un cantore della giovinezza, senza alcuna timidezza, anzi col piglio quasi sfrontato di chi non è disposto a lasciarsi sfuggire l’occasione di mostrare quel che sa e di cogliere quel che può, evitando, tuttavia, di strafare o di eccedere nei movimenti e nelle azioni: Scoprirti il tanto che basta / come ti fa quel lenzuolo. (Scoprirti).

Un risfavillio senza faville favilline, / un luccicore senza luci lucette / … [dove] … / gocciolii / senza gocciole goccine goccette fanno da testimoni al grande evento, che qui assume tono davvero poetico, pur essendo costituito da un unico atomo predicativo che, solitamente, non descrive alcunché di straordinario: piove. (Tessendo retine bavaresi). È proprio la discordanza con la banalizzazione degli elementi precedenti che, per contrasto, conferisce all’evento inusitati statura e spessore.

Al di là degli infiniti spazi che in Viaggia insieme a me il Pinna sa creare, anche i “panorami” più comuni e verosimili si sostanziano, cedendo al gioco del suo estro, d’un’incredibile ironia, a tratti tragicamente comica: è il caso di un componimento, in particolare, C’è che il traffico poi rallenta; a mio modesto parere è uno fra i più riusciti, non solo per questa disinvolta esibizione di sarcasmo, ma anche per quanto riguarda quello che appare l’intento fondamentale di tutta l’opera e del suo autore: smitizzare l’istituzione letteraria, rimettendo in discussione i principi fissati attraverso una sorta di satira del linguaggio, di parodia beffarda della letteratura «seria».

D’improvviso, dietro questa maschera irridente, si scopre il volto grave, duro e coscienzioso dell’intellettuale che non tollera l’impudenza di coloro che calpestano i valori, l’umanità, la terra, la vita e – perciò – se stessi: è allora che il verseggiare si fa più lungo e lento, che il ritmo scanzonato dell’anticonformista cede il passo all’amara riflessione, alla nostalgia di un mondo migliore; ad esempio, è in Fleurs de lysche le tematiche dell’impegno sociale si rincorrono e si affollano, innumerevoli, in una girandola di ripugnanti nefandezze, in una carrellata che dà i brividi!

L’amicizia tradita, poi, è quella che più lo riempie d’amarezza e gli produce vere overdosi di nodi alla gola (By light); forse è così sensibile al problema perché è estremamente reattivo di fronte alle pene dell’anima, empatico verso il prossimo; sa avventurarsi nell’altrui dolore con finezza spirituale e acume psicologico, come fa in Giulia, una delle poche poesie appena più vicine alla tradizione contemporanea, in cui utilizza un registro più schietto e liricamente intonato.

Nel rincorrere l’ispirazione, l’autore spesso lascia che gli oggetti messi a fuoco dalla propria attenzione scivolino in una metamorfosi che trasla l’immagine in figura metaforica, che trasforma l’ente in una personificazione altra. Per maggiore chiarezza, assumiamo come caso tipico Sguardo di un amore impossibile. L’amore che l’amante porta all’amata si concentra, fin quasi ad identificarsi con esso, nellosguardo di lei: nell’accavallarsi delle strutture figurative, che erompono dalla mente vulcanica dell’autore e s’inalveano nel testo, la donna si trasfigura in una cucitrice, lo sguardo di lei diventa un ago, l’incertezza e la speranza s’intrecciano nel filo con cui la fanciulla ricuce il cuore trafitto da quel medesimo ago (ovvero, infranto da quello sguardo)… alla fine il lettore di Viaggia insieme a me si ritrova ad immaginare che il cuore di lui sia la tela e la vita il telaio, entrambi nelle mani di un’inesperta ricamatrice alle prese con un ricamo impossibile.

Qui non si tratta di una vera e propria allegoria, perché i termini cucitrice o ricamatricefilo,telatelaio non compaiono in modo esplicito nel componimento ma, sottaciuti, vengono affidati alla «capacità integratrice» del lettore: in questo aspetto risiede la novità e l’originalità stilistica dell’opera.

Essendo inedito lo stile, al fine di definirne il procedimento basilare è necessario «inventare» un nuovo termine: potremmo definire quella che Fabio Pinna impiega nella sua poetica – forse con una leggera forzatura nel conio – tecnica della «trasposizione metasemasiologica oggettuale», a voler indicare la modalità espressiva sopra descritta (utilizzabile esclusivamente in poesia, in quanto estranea ai canoni morfosittattici e logici propri della prosa).