fabio pinna

Sono una storia di vuoti e scompigli, dice Alfredo

Pagina vuota, “ma davvero e adesso che farai?”, “tutte quelle occasioni dove le hai messe?”, quanto tempo bevuto e in quanto tempo affogare. Un foglio ripiegato su sé stesso, e ripiegato ancora, se lo apri è una pagina vuota. Niente da scriverci sopra, se non una vita preziosissima, chissà se vissuta al suo reale valore. Ad occhi chiusi si scrive addosso, senza correggere gli errori, Alfredo. Quelli escono da soli a pezzi di gocce. La grammatica è più semplice, più docile, si lascia correggere. E scorre tutta via la frase, giusta. Splendida, come vuoi. Non esce più dalla carta o da te.

È troppo presto per ricominciare, dall’angolo trovare il centro, è troppo tardi ricominciare. Alfredo pulisce le maniche dall’impercettibile polvere, raddrizza la schiena che pesa. Chi lo sa. Legge quel che si è scritto addosso per ripetersi una delle tante verità possibili, gli occhi cercano da leggere, è una dipendenza cercar di capire tutte le rivoluzioni. Gli occhi cercano il conforto della risposta di altri occhi, non dispersi, stesso civico o stesso traffico o stessa piega del presente. Le lettere cadono nel vuoto, quello dentro, è troppo presto per riempire e troppo tardi per svuotare quel vuoto.

Sono una storia, questa è la conclusione di Alfredo, e segue un pensiero. Il solito mal di testa, eppure segue un pensiero. Fino in fondo. Anche se il fondo non ci sarà fino al giorno in cui Alfredo non potrà più raddrizzare la schiena che pesa. Ma quel pensiero, e i figli e i nipoti di quel pensiero, sono la sua storia. Trascurabile magari, che non verrà mai raccontata, anche questo è assai probabile. Ma non è questo che conta, secondo l’intuizione di Alfredo. Non è quanto la storia riesca a diventare popolare che determina il suo valore, quello è solo un luogo comune per persone comuni, il valore è dato dal trovare la storia. Ognuno la sua. Una che scorra via, giusta. Splendida come puoi.

Trova l’incognita, trova il valore della X, trova come vivere, trova una storia da essere per restare. La matematica è più semplice, più esatta, si lascia correggere. Finita o infinita si comporta come deve, risponde sempre. Scorre via, se è in ritardo è perché sei in ritardo tu. Alfredo è alle prese con il valore della X e non vuole sporcare la pagina. La pagina resta vuota. Vuota di una storia indelebile. Piena di calcoli che sono tante piccole rivoluzioni.

Sono una storia combattuta, di vuoti e scompigli, dice Alfredo. Scuote il capo, ne sorride. Stesso civico, stesso traffico, stessa piega del presente. Una dipendenza a suo modo bellissima, andare fino in fondo e non esserci mai, mai davvero.

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