Le asciugheremo con il polso

Eliminato di recente. Dalle lenti degli occhiali, da una mano, dal pensiero, da un civico. Ripristini o svuoti il cestino? Se lo fissi lo spazio diminuisce sempre più di quel che ti serve. Se le fissi le persone sembrano sempre più ciò che sono e meno a quello che ti serve. Eliminato di recente, se chiedi, è sempre recente perché non passa mai abbastanza tempo. Recupera, riusa. Se è il 31, magari di un Dicembre, sei sulla soglia dell’ultimo di quel che non è ancora iniziato, se giochi a fare il contrario come fa la vita allora è il 13 e sei sulla soglia della fortuna impossibile che, a dire il vero, a qualcuno deve pur capitare. Se non è stata eliminata di recente. Ripristina il senso che ci hai messo ogni mattina, quello dell’umorismo e quello dei duelli, quello che riempie di cibo la tua tavola. Svuota quel tuo spazio già vuoto che qualcuno, a sua insaputa, si è preso comunque.

Allarga la cintura, stringi i denti. Licenzia l’autista che ti lascia sempre sola nel traffico. Non confondere il rock che esce dalle chitarre con quello che fai esistere tu. Sulle cose, nelle persone. Non confondere l’autostrada che sporcano tutti con la strada di campagna che ti ha portato da casa a scuola. Non confondere i calendari e le agende e gli appuntamenti e le maree e le stagioni con il tempo, perché il tempo sei tu e tu scegli come usarti.

Un rossetto sottile, la fila alle poste senza aria condizionata dove per sopravvivere bisogna agitare i bollettini da pagare, le due settimane di malattia per l’operazione di cui non hai detto a nessuno, la gonna presa dai cinesi non va stirata ma durerà un’estate sola. La prossima, sì la prossima, stai già sperando.

Nessuno vuole sapere com’è cadere, finire nel cestino. Nessuno vuole essere eliminato di recente. Si spera di essere ripristinati e non svuotati dal cestino. Sorridere come se bastasse aprire un bottone, sbucciare un’arancia, aspettare la certezza seduti così stretti, tutti insieme noi che contiamo su noi, con le gambe storte come se bastasse avere il tempo di tre vite. Lascia la tua firma. Nome di battesimo, nomi delle cose che devi ancora toccare, cognome. Allungala fin dove puoi, almeno sulla tua carta. Aspetta, un poco, su quel tavolo o su quella chat, quella stella fuori si perderebbe comunque. Qualcuno ha il passo corto e ci mette di più per arrivare. Aspetta un poco il tempo che sei tu.

Lasciati una “E”, una congiunzione, tieni sempre appesa una gonna mai usata e un bacio. Le prime volte esistono ogni giorno, tra una congiunzione e l’altra. Allarga il palmo della mano e pensa quante ne ha già passate, stringi qualcuno con le parole vere. Vedrai. Dall’altra parte. Come è possibile vedere. Senza calcolatrici negli occhi, senza sciarpe in gola solo nodi provvisori. Recupera, riusa. Adesso siamo sempre più grandi, mai abbastanza ma non inutilmente. Sì, me ne accorgo. Ci commoviamo per gli abbracci più normali e per le canzoni dei nostri amori adolescenti, ed esce tanto ricordo dagli occhi, tanti di quei “per sempre” e di quelle amarezze non biodegradabili, come da un’alta marea. Le asciughiamo con il polso. Eliminate di recente.

Un nuovo attentato terroristico a Berlino, l’Europa unita esce dall’Europa disunita, le notti africane sempre fredde sul mare spingono i barconi verso le utopie. Non c’è più un gioco divertente per le nostre famiglie? C’è il tempo per giocare? C’è domenica per riposare, per quel rossetto brillante Chanel. C’è l’anno prossimo per provare a cambiarsi, con i rimorsi e le incertezze e i consigli non chiesti e i pareri già scordati.

Hai dimenticato di mettere la cintura di sicurezza a queste quattro emozioni, allarga il palmo della mano, stringi le labbra, guarda una qualunque “E” congiunzione. La notte si fa spessa, ora, andiamo a ripristinare quello che abbiamo buttato per sbaglio, a consumare i rossetti sottili delle occasioni normali e andiamo a stropicciare gli zigomi con qualche espressione. Aspettiamo la prossima marea, con la felicità di due biglietti da comprare, aprendoci e chiudendoci insieme, come i palmi delle mani che tante ne hanno passate, mai abbastanza ma non inutilmente. La asciugheremo con il polso.

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