Pago il disturbo

Dovevo fermarti prima che mi sorridessi, prima che diventasse una bella giornata e un pessimo decennio. C’era un grande andirivieni quel giorno, il mio era “l’andiri” e il tuo un “vieni”, che ci facevo lì a far invecchiare le mie poesie nei quaderni senza dedicarle a una faccia vera. Niente. Mi son detto. Avrei dovuto pensare al decennio, quello si paga in piccolissime dissanguanti rate giornaliere. Invece oggi è sempre gratis, oggi è offerto dalla casa. Prendine quanti ne vuoi. Distratto dalla tua grazia sul bordo del letto, dalla sabbia che si stacca dal costume prima di entrare in mare, dalla tua indiscriminata sincerità spiazzante, dalla tenera generosità e dalla cresta dell’onda delle tue labbra corrucciate, quasi sempre sul punto di franare sul mio sguardo.

Dovevo rifiutare l’idea di appartenere, appendere un cartello con preghiera di essere amato, evitato e poi odiato. Invece mi sono reso disponibile al dolore, come tutti, con una specie di cartello in movimento che si chiama cuore. Guardo a est, e pure a ovest, ovunque vedo quel decennio. Niente mari, alberi, non mi asciuga gli occhi il vento, mi volto e non vedo stelle o campi incolti, agglomerati urbani, le strisce pedonali. Solo un decennio nei miei occhi, pesa più degli spiccioli che tengo in tasca per pagarli.

Rispondi al telefono. Ok. Stappi una birra. Ok. Accendi Netflix. Lavora, guarda male qualcuno, accarezza il cane della vicina carina. Ok. Dai una parola sperando sia quella giusta. Ok. Vai, ma in realtà scappi ogni tanto per respirare a fondo. Ok. Trattieni il respiro. Sono qui, per te. Morirei per te. Cosa facciamo stasera? Ci sopportiamo stasera? Ok. Giorno 948. Ti muovi nel letto ma ti fermi prima di ogni contatto. Ok. Le vacanze dove le facciamo? Hai un’altra? Ok. Io non ti capisco, sai, ma ti amo. Sono stanca. Sei di malumore? Il mio malumore sei tu. Ok. Giorno 1470. Corri, veloce, fai pure dei programmi ancora più importanti delle persone importanti. Non mi fermo se penso che non lo meriti. Dai non fare così. Ok. Ok. Ok.

Non dovevo fare assolutamente nulla, dovevo vivere e ho vissuto. Proprio così. Dammi il cinque. Salutiamoci da persone normali. È ok. I decenni durano anche meno, a volte. Se uno si distrae e guarda domani. Pago il disturbo. Domani è gratis, il giro è offerto. Fare debiti è un’attitudine, è un destino consapevole.

Mi rendo disponibile a tutto e a nessuno. Svuoto le tasche. Con l’amore di chi sa perdere. Adesso è un andirivai. Pago il disturbo.

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