Come piangere su piatti freddi – Rimpianti

E te li ritrovi lì…serviti su un candido piatto, quando a fine serata dopo le 12 ore di lavoro ti ritrovi a salir le scale, aprire la porta di casa ed comprendi che è arrivato il momento di prepararti la cena. Piatti freddi. Plastici e statici nel loro essere duri da mandar giù come bocconi. I rimpianti. I pensieri non fini a se stessi ma fini a distrugger la logica del vivere nel susseguirsi degli eventi. Oggi non ho fame, eppur devo mangiare. Eppur li devo digerire. Rimpiangere da rin – piangere, come piangere. Come piangere dentro. Come piangere in ritardo, al momento sbagliato, al momento perso.

Penso ad amori persi, forse mai avuti realmente. Penso alla gente, che mi ha assaporato e mai gustato realmente nel mio sapore. Penso al dolore dato. Che non ti accorgi, non vuoi, non quantifichi, non auguri, cerchi di non ricordare. Quello dato nel bene dell’essere consapevoli dei propri errori e, che poi ti ritrovi a correggere nel giusto che devi offrire a chi hai affianco, senza esser mai compreso, nel dolore del bene che cerchi di offrire. Penso agli orrori, quelli che mai narrerò… Rimpianti per aver fatto, per non aver fatto, per il troppo e il poco, per il detto e taciuto. C´é che a volte non ci sentiamo mai giusti, che perdiamo il conto delle variabili e ricordare con le ferite aperte resta l´unica cosa da fare per far entrare ossigeno. Rimpianti perché la colpa cade sui piú deboli che hanno creduto con il coraggio dei forti, rimpianti per non esser andati a vedere come finiva e se finiva.

Boccone dopo boccone mi sento sempre più sazio, sempre più affamato di loro. Ma non é bello come la pubblicitá “piú lo mandi giú piú ti tira su”. I rimpianti… Cibo del terzo millennio. Cibo di sempre dai tempi che furono. Li cucino con dedizione, pietanze saporite di vita. Li arricchisco di considerazioni che rasentano follia, speziate di realtà di vita provata su pelle. Oggi non avevo fame se ben ci ragiono ma dovevo mangiare, le mie fredde pietanze. Le accumulavo sul frigorifero. Oggi ne ho smaltito un po’ ed ancora non  mi sento sazio abbastanza.

Rimpianti, la benzina rimasta dei sogni. Discariche di lusso, vagoni merci indirizzati a mille stazioni da spacchettare in un cuore solo. Una storia a parte costruita attorno a te, ti possiede o la possiedi. Contratture controllate ai muscoli della speranza, fermo immagine fin troppo schietti. I rimpianti son il gancio traino che ti tengono legato al passato, che te lo fanno portare ovunque, come un peso morto che brucia vivo nei tuoi viaggi. Sono un´appello a cui si risponde in ritardo, sono lampeggianti, accesi e spenti e avvisano e solo tu sai cosa. Tornano e tu tornerai?

Il rimpianto è un enorme spreco d’energia. Non vi si può costruire nulla sopra. Serve soltanto a sguazzarvi dentro.
Katherine MansfieldBliss , 1918

Riordino questa cucina. C´é un piatto di troppo, servito dal passato, indigesto, labile e incontrollabile. Le mie lacrime sono i testimoni, le asciugo col fon, le asciugo con la forza che rimane, le asciugo con illusioni verosimili e persone che devo incontrare ancora in questa cucina. Non sempre siamo quello che eravamo, non faremo quello che abbiamo fatto. Questo le lacrime dicono. Aspetteró il momento di sparecchiare questi maledetti bagnati piatti freddi, per non sentirli mai piú sullo stomaco, per non lasciarci me, per non sguazzarci dentro come un bagnante che sta per affogare. Fará male archiviare e fará bene sollevarsi. Asciugare le lacrime e sostituire la polvere sporca dei rimpianti con la polvere lucente dei sogni.

Fabio Pinna e Cristian Sotgiu

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