Zero. Anche oggi ho perso tutto tranne gli zuccheri della Cola. L’incendio domato nelle vene, lo sguardo curioso che rotolava nelle pieghe del tuo vestito leggero e poi l’aria salvata dal respiro. Persa anche quella. Rata numero 320 come un frecciarossa in arrivo e non so come pagare, come spiegare quel che pago dentro. Al polso un orologio superfluo perché non esiste più l’ora giusta, cosa c’è da aspettare. Più in là. Se il tempo non restituisce nulla. Più in là invece cosa c’è davvero se non fingi, dimmelo tu che hai la vita zeppa, cosa rimane se non gli scarti e le congiunzioni astrali che dovrebbero mettere in ordine le cose che hai disordinato tu, le cose non finite per mancanza di tempo, quelle non ripulite per bene.
Qualcuno mi chiede di questo silenzio, qualcuno vuole sapere dove mi trovo, qualcuno vuole entrare. Forse era una foto perfetta quella dove dovevamo sorridere ma l’album è cambiato. Non sono quello che vuoi, che pensi e nemmeno che speri. E questa è attesa incompresa. Sai cosa ti fa? Non ascolta i tuoi messaggi in segreteria, ti lavora ai fianchi, ti lascia abbastanza vuoto per confonderti, diluisce i sogni. Nel vino, nell’internet. Per fortuna c’è il coro che spinge. Ce la farai, sei forte, un frecciarossa. Sì, ma fermo, in mezzo a un campo padano, stretto dall’umidità della notte. Più in là. E tu? Vorrai il rimborso del biglietto? Guardi parole che non escono. In fondo cosa dovrei dire di superficiale o perché raccontare qualcosa di importante, tanto in poco. Ricordare è verificare che il taglio viva, spazio per nessuno tra la pelle. Come dovrei abbracciare se neanche con il pensiero poi so restare. Un aperitivo, una corsa insieme e poi uno sfratto con stile e puntualità. Zero. La colla non funziona. Ti stupirò ma un altro giorno.
Squilli a vuoto, recidivo nel mio sospiro barricato e una lunga lista compilata di nuove cose impossibili, persino per il fine settimana. Lacrime asciutte, stampate a caldo, se non le vedi non esistono eppure non le vedi ma si sentono. Per fortuna la strada è in salita e tornano comunque dentro che tanto asciutte erano. Salto il ritmo, dovevo e potevo, invece zero. Sverso l’anima dentro me stesso come rifiuti pericolosi. Stai lontana, non dirmi come mi devi considerare, interpretare, amare. Scarta una caramella, basterà. Adesso che ti metto a fuoco mi accorgo che la tua fretta non aspetterebbe, il tuo stipendio non spenderebbe la sua fatica su questo binario 0.
Anche oggi ho perso il momento per dirti che… è finito lo zucchero che cercavi ma ci sono. Amarissimo, eccomi qui e non del tutto, cuore troppo esploso per dediche intere. Respiro con gli occhi perché vedono te. Grazie. Come un Panda in quell’angolo dove siamo stati torno spesso, anche se non ci sto, anche con il sorriso a metà, un posto dove poter essere uno zero che vale infinito.
Ma che bella moltiplicazione che sei quando con il cuore stretto ti accorci per diventare zero per me. Zero per zero, un tentativo meraviglioso in un mondo che non osa nemmeno cambiare la marca delle scarpe. In un mondo pieno di altri zeri che per sentirsi qualcosa di più devono dividere ogni zero che incontrano. Un libro aperto sulla cattedra, lo sguardo severo, circa venticinque anni fa. Animatamente dice che “un numero diverso da zero diviso zero non ha significato. La divisione di zero per zero è invece indeterminata, non ha un unico risultato“.
Ma che ne so. Poi è arrivato il poi. Ho perso il ritmo, un battito di sguardo. Oggi so. Nell’aritmetica e qui, su questo pezzo di sentimento ostinato stretto dall’umidità della notte non esiste un numero o una persona che, moltiplicata per un’altra che si senta zero, possa alla fine dare un risultato diverso da zero. Se non è zero è qualcosa, capisci? E vale quanto qualsiasi altra moltiplicazione mirabolante. Il brivido mi attraversa i vestiti, probabilmente arriva fino in California dove alle scosse sono abituati.
Se possiamo essere uguali e non capirci e sopportarci e fregare le convenzioni del mondo vuol dire che posso restare zero ancora per un po’. E tu con me. Io però non attraverso sulle strisce, non seguirmi.