Ti porto il bianco

Aspetta. Ferma. Quella lista di cose da sognare, posala. Sarò breve. Ci sono io.

Ci sono io e ti porto il bianco. Con le bollicine, certo. Si festeggia una nuova voce nella lista delle cose da sognare. Scopriti pure le spalle, il carico che devono tenere si fa più leggero con un unico grande sorriso addosso. Come formichine usciremo per le strade e torneremo a casa con la nostra briciola personale, pesantissima, imperfetta, bellissima. Le briciole non ci saranno mai sembrate così belle. Non rappresentano più solo quello che ci rimane, è quello che stiamo andando a riprenderci. Pezzo per pezzo. Lo diranno i nostri occhi stranamente pieni, lo stupore sarà più forte del sorriso. E ci racconteremo di quanto sia folle tutto questo, rinchiudere dentro e sempre più dentro, dopo aver spostato di parecchie unità il nostro concetto di follia. Scopriremo in silenzio, con le mani nelle mani. Se gira la testa è colpa del bianco.

Ci sono io e ti porto il bianco che avvolge occhi pazienti. Apri chiudi, apri chiudi senza limiti di orari. Le mie palpebre sono saracinesche comandate dalle tue dita. Non dire. Aspetta. Ci arriviamo poi, dopo quei “sì” liberi, se gli occhi hanno già detto tutto. Chiesto tutto. Muro bianco, il quadro scompare, crolla il due verticale e diventa sei orizzontale. Sei orizzontale, pure io, luce bianca spenta. Sì.

Un corso di respirazione. Una mente deserta. Ora che il vuoto non importa. Vedi? È consigliabile abbassare il volume. Ci sono io e ti porto una zona bianca dove muoversi liberamente, di pelle e nei. Stanca e bianca perché non pronta per la prova costume, bianca e schiva. Nessuno vuole essere così bianco, io voglio essere così me. E così te. Vivici sopra, come quando attraversi le strisce pedonali attraversami per andare dall’altra parte di una possibilità. Che poi è sempre la stessa, ma si può fare all’infinito. Anche da stanchi e quando non ci si sente capaci, quando ci si sente zero. Il mio braccio ti stringe forte, il passato è passato e al futuro non siamo pronti, quindi contano questi passi attraverso il presente. Attraverso noi. Sempre quelli, tra noia e meraviglia.

Io non so. Ma. questa punteggiatura, queste pause stupide mi servono per prendere tempo. Perché per arrivare di tempo ci vuole. Per voltare pagina e arrivare da te, anche se in fondo già ci sono, con una nuova. Una pagina bianchissima. Dove puoi scrivere ancora una volta la tua nuova storia.

Non controllare se la cornice è dritta, se il mondo ha smesso di abbaiare e com’è il polso. Anche se la mia mano è sui tuoi occhi è tutto bianco. Ho promesso. Te l’ho portato.

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