Andremo avanti a rate

Girati da qualche parte. Io mi chiudo, porto i ricordi dentro. Scavo e li seppellisco più dentro possibile. E i tuoi boccoli, pazienza, se non li potrò portare e annusare nell’aria pungente ferma su questa panchina. Serve spazio per riempirsi di, in ordine cronologico: altri errori, nuove consapevolezze, ipotetici successi. Stringimi, felpa e jeans, e prendi una strada con più desideri che rimpianti. Giacca di pelle e profumo fiori di qualcosa, tu. In un parco deserto.

Pagheremo ancora, irraggiungibili al telefono, impreparati alle domande degli altri, pagheremo sgranando ricordi proprio come si sgranano gli occhi dall’incredulità, sgraneremo rosari invisibili per ipotetiche preghiere laiche che chiedono della quiete. Penseremo di poter tornare nel giusto, pagare, e rimetterci in pari. Pagare quanto, per quanto, a chi? Girati, non voglio che guardi mentre apro il portafoglio e pago i sentimenti in contanti. Non posso impoverire quello che sono davanti alle tue promesse. Prendi un taxi, la mia carezza, la mia distruzione.

Un uomo suona il violino elettrico nel sottopassaggio. Alle note più acute mi appendo. Lassù non esistono debiti, forse.

E poi via fino al  quartiere, la metà dei lampioni che funziona mi apre la strada al solito. Maree di solitudini. Il mondo girato dall’altra parte. Giro la serratura, mi chiudo, porto i porti dentro, le piste di atterraggio e le rotte, le lacrime di chi lascia e le maniche impolverate dalle ringhiere da cui ci si sporge insieme. Porto in me tutto quello che porta a me. Dalla cucina si vede la sera silenziosa, le antenne sono alberi spogli di metallo che rendono possibili i chiarori delle tv nelle stanze. Mi appendo a una finestra scivolosa di condensa. Ed è bello, perché immagino che dall’altra parte ci sia tu, non qualcuno come te. Tu. Ormai diversa.  Ormai un’altra  e sempre tu, ché è questa la magia.

Sospiro. Se non posso vedere sento, come sempre, persino troppo. Finché all’improvviso comincio a scivolare e non ci sei più. Ti sei girata, le tue spalle sono forti e insicure. Pagheremo a rate. Andremo avanti a rate. Fino a che vorremo. Seduto sul pavimento aspetto che l’ultimo sussulto di piacere arrivi sù al petto ad azzerarmi, a spegnere il caldo e il freddo, a offuscare le stelle morte di questo posto che mi sono inventato. Girati, oppure no, in fondo non ci sei. E io non sono lo stesso. Immaginerò. Ma non i tuoi boccoli rossi di ragazza, no. Sarebbe troppo.

To C.

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