Senza schermo

Persone stanche

persone sole

persone silenziose

ho scritto sale sulla pelle, ma dalla parte che non si vede, su quella del cuore in effetti si scioglie

perché resti ho scritto su uno schermo

per abbracciare anche me

anche se questi schermi uccidono la poesia che avremmo potuto

immaginare dire fare incorniciare.

 

Poi l’ho spento e ho svuotato gli occhi accecati dai riflessi nel riflesso di riflessi

dalla svolta, dal muro del momento

la verità sembrerà ancora, meglio andarsi incontro una volta ancora

e tu non credere che abbia svuotato gli occhi anche da te.

 

Il tempo impazza, sembra di tornare indietro e non ci siamo fatti per questo

vieni a saltare nella polvere, è tutto qua

fuori dalla strada

fuori dalla testa

tutto quello che siamo

nell’atmosfera, vera, verrà se non c’era

con la gravità delle persone stanche sole e silenziose come noi

vere, verranno se non ci sono

e cuori supersonici che si ribaltano con emozioni piccolissime.

 

La nostra forza sarà tenere la posizione per due terzi della vita

come facciamo con quella con cui dormiamo per un terzo della vita

avere pochi schemi, pochi schermi

essere sempre il momento giusto nelle decine di vite sbagliate che ci sentiamo dentro

sentirsi invecchiare a ogni contraccolpo ma non per questo stringere meno

e brillare senza che nessuno lo sappia

di sudore, lacrime, di sguardi lunghi chilometri.

Una speranza due

Datemi una speranza

che possa riportare al recinto

assieme agli altri sentimenti

ogni sera.

 

Senza viso-ossa-orbite complesse

speranza nero su bianco

con una sintassi non corretta con penna rossa

fragile come carta

biodegradabile quanto la plastica.

 

Datemi una speranza come una porta ma non girevole

speranza non figlia bastarda di un’altra

non scomponibile

non tutelata come i contratti a progetto

non con i necessari adeguamenti

e conseguenti inguaiamenti.

Restare dietro la linea gialla

E lei

nella polvere che si tira dietro il direttissimo

<<ho scelto te>>, dice

<<inevitabile>>, aggiunge

Tasche infreddolite da mani

in testa l’entusiasmo di qualche caffè

poco più sotto

una specie di poesia

impossibile da tradurre

Ed io

bloccato da una pioggerellina

dal ricamo delle parigine

dal surrealismo della verità

E noi

se anche ci fosse stata una parte

il tempo per ripassarla è finito

La polvere che si tira dietro il direttissimo

è tutto ciò che abbiamo

il tempo è tutto ciò che abbiamo

E sì

stiamo spendendo

con questi occhi

più di tutto ciò che abbiamo.

Un

Un appuntamento a breve termine

annodato tra le gambe

nella gola

mai preso

la porta che ci divide ci consola

la nostra metà ci divora

respinti dalla mancanza di tempo

non c’è un appuntamento come il primo

mai preso.

Un due te

Un due tre

era sabbia per avamposti negli occhi

erano pensieri sparati contro mani alzate e andate

Un due tre

il tempo in cui siamo stati quello che volevamo,

che meritavamo di più

Un due tre

non c’è stata più pazienza per nuove prove

per prendere a noleggio altri forse

Un due tre

Nessuno saprebbe tornare come te

neppure te

Un due tre

al tre

spazi bianchi definitivi

tocchi di maestrale

erano come sono

te.